L’influenza suina e il COVID-19

di | Luglio 25, 2020

Questo 2020 non smette di procurarci sorprese poco gradite, dopo la Pandemia che sta mettendo in ginocchio il mondo intero, molti scienziati stanno dando l’allarme per un’altra pericolosissima e possibile pandemia, l’influenza suina.

I test fatti su dei maiali in Cina hanno riscontrato come ci potrebbe essere un’ esplosione di una seconda pandemia, in Cina sono molti i focolai di H1N1 e sta diventando un vero problema. Questo ceppo influenzale era stato isolato qualche anno fa per essere precisi nel 2009, ciò che sta mettendo in allarme gli scienziati è la virulenza di questa ondata di influenza suina.

Cosa accomuna l’influenza suina al Coronavirus?

Ciò che accomuna le due “influenze” è la possibilità che la suina faccia il salto di specie come ha fatto il Coronavirus, e diventi trasmissibile da uomo a uomo.

Questo 2020 è veramente nefasto, infatti con questa nuova influenza suina si presenta il problema di un’altra pandemia, dato che il Virus è emerso di recente ed è veicolato dai maiali, ma a quanto è stato studiato può infettare anche l’uomo. Il problema maggiore è che si pensa che questo virus possa mutare in modo veloce, diffondendosi da persona a persona in modo celere, facendo scoppiare un grande e ingestibile focolaio.

Ora che si è arrivati alla consapevolezza che questo virus può infettare anche il genere umano è necessario un attento monitoraggio, dato che essendo nuovo, come poi d’altronde il COVID-19 la popolazione mondiale non avrebbe le giuste difese immunitarie per contrastarlo come succede solitamente per  l’influenza.

Nel 2009 quando ci fu l’ultima influenza pandemica, non fu così virulenta e non portò molte morti, anche se le aspettative erano molto più allarmanti. Oggi invece il nuovo ceppo che è stato identificato in Cina, ci sono degli aspetti similari il vecchio virus, quello del 2009, ma con alcune importanti differenze. Il nome di battesimo dato a questa nuova influenza suina è G4 EA H1N1, e come il Coronavirus attacca le vie aeree, inoltre può moltiplicarsi nelle cellule umane.

La grande problematica sono i grandi macelli, dove già sono state trovate delle persone infette da G4 EA H1N1, e come se non bastasse gli anti influenzali che abbiamo a disposizione non proteggono per questo nuovo virus.

La domanda è plausibile, perché la maggior parte dei virus viene dalla Cina?

Teoricamente l’influenza viene dalla cina, anche i virus anti influenzali sono sempre sviluppati sulla base delle influenze cinesi, inoltre vi è un sovraccarico di popolazione. Da non sottovalutare sono anche le loro abitudini alimentari, per quanto riguarda i maiali, la cina ne fa molto uso, ma il problema di base sono gli allevamenti intensivi, che creano malattie e di conseguenza epidemie e pandemie.

A confronto l’Italia ha delle regole molto ferree sulle lavorazione del cibo.

Come avviene il salto di specie?

Il salto di specie o la trasmissione tra animale e uomo accade quando i due sono a stretto contatto e con norme igieniche molto scarse.

L’uomo può avere in sé anche due virus, quello animale e quello umano influenzale, se si trovano insieme si possono proliferare nella stella cellula, i due virus si mischiano e ne nasce un terzo, che può a questo punto infettare l’uomo, finora queste combinazioni non sono state trasmissibile da uomo a uomo.

Invece l’influenza è trasmissibile da uomo ad uomo, finora è stato anche per gli uomini che si erano infettati con l’influenza suina, ovvero non potevano trasmetterla.

Per arginare le possibili pandemie è necessario rimodulare gli allevamenti intensivi, attuare misure igieniche più ferree e tornare a dei criteri di sostenibilità.

Gli allevamenti intensivi sono la seconda causa di inquinamento

Oltre che a portare epidemie e pandemie gli allevamenti intensivi sono la seconda causa di inquinamento per polveri sottili. Chi vive nei pressi di questi allevamenti è sempre esposto a materiali sospesi nell’aria che possono portare disturbi respiratori, malattie infettive, infiammazioni croniche come asma o altro.

Per ovviare a questi problemi l’unico modo è rimodulare gli allevamenti e creare un sistema economico differente basato su una produzione più sostenibile.

Gli allevamenti intensivi producono molte quantità di Gas:

  • Metano;
  • Protossido d’azoto;
  • Anidride carbonica;
  • Ammoniaca.

Nella nostra nazione il 9,3% di gas serra provengono dall’agricoltura e settore zootecnico.

Questi allevamenti intensivi non fanno altro che inquinare le acque superficiali, le falde da parte degli spargimenti dei reflui, con azoto, nitrati, fosforo.

Questi componenti rilasciati nelle acque portano dei fenomeni di eutrofizzazione. Non sono solo gli allevamenti intensivi, ma anche l’agricoltura intensiva che porta a dei livelli troppo alti di inquinamento.

Di pandemia della storia ce ne sono state molte, sia influenzali che non, il problema che sorge in questo periodo storico è ben collegato con lo sfruttamento del suolo, delle risorse, accostato ad aumento della popolazione e alle scarse misure igieniche, non per altro ma è necessario fare un cambio di rotta prima che sia troppo tardi.